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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Dagli ’A 67 ai Pennelli di Vermeer a Napoli spadroneggia il rock giovane - 12/11/2006

In calo il jazz, nuovi fenomeni alla conquista di club e festival Ritornano i gruppi hip hop e cresce il reggae «sound system»

Napoli, città del rock e delle sue mille declinazioni. Una volta era il jazz a farla da padrona, ma adesso che di jazz club in città ne resta soltanto uno, la scena live è praticamente dominata dall’esercito delle rock band, certo, ma anche dalla riscossa dei rapper, dall’avanguardia dei produttori di musica elettronica, dalla batucada assordante delle batterie samba e dalle infuocate dancehall raggae alla Gaiola o sul Vesuvio. A gruppi già molto noti, come La Famiglia, o in forte ascesa da qualche tempo (vedi ‘A 67 e Co’ sang) si affiancano nuove leve motivate da un robusto carico di energia, contaminazione e originalità. ROCK Gli ‘A 67, per cominciare. Viene da Scampia e segue il vecchio filo 99 Posse il loro combat rock intriso di rap affilato. Buono il riscontro (nazionale) dopo l’esordio nel 2005 con ‘A camorra song io. The Actions: formati da Ivo Parlati, notissimo già in ambito jazzistico, Maurizio Stellato, Marta Argento. Sono praticamente sconosciuti in «patria »mahanno suonato perfino al Cavern Club, locale che battezzò i Beatles. Vittorie ad Arezzo Wave, Heineken Jammin’ Festival, Mtv on Stage. In forte ascesa I Pennelli di Vermeer: Pasquale Sorrentino (voce e chitarra acustica), Giovanni Santoro (basso), Raffaele Polimeno (tastiere), Pasquale Palomba (chitarra elettrica), Marco Sorrentino (batteria). Hanno vinto l’ultima edizione di «Giovani Suoni». Jovine è il nome-sigla, del gruppo di Valerio Iovine e suo fratello Massimo ex 99 Posse, che mette a soqquadro le piazze di mezzo Stivale a ritmo di reggae-ska ad altissimo impatto ritmico. Navigati anche i Dabol, in giro da 5 anni. Nato nel 2001, il gruppo ha condiviso palchi importanti con fratelli maggiori come Agricantus e Caparezza. M i s c h i a n o r o c k , drum’n’bass e ragamuffin. GliA Toys Orchestra combinano chitarre, basso, synth, piano, macchine per l’elettronica. Il videoclip in cui appaiono mascherati da scheletri ha vinto il prestigioso concorso romano «Videoclipped the Radio Star». Il 22enne Giovanni Block - verve da chansonnier e ammiccante teatralità - è sul podio al recente «Rock in Napoli». Dal vivo divide il palco coi Masnada. Da tenere sott’occhio Il Pozzo di San Patrizio, band nata 10 anni fa. Musicisti abilissimi a legare folk irlandese, funk, jazz, ska. Ultimo disco: LucidaMente, pubblicato per la milanese Ethnoworld. Napoli (e la provincia vesuviana) hanno tenuto a battesimo il fenomeno Valderrama Five, cultori maniacali del tanga (proprio così). Il leader si fa chiamare Cotequiño. Si dilettano con un rock tinto di bossa nova e lounge. Grande l’interazione col pubblico durante i live (spesso al Velvet di Napoli). L’ultima volta hanno distribuito 100 questionari. Con domande tipo: «Come ti presenteresti ad un colloquio di lavoro? Jeans, giacca e cravatta oppure tanga?». Maggior rigore sperimentale esprimono invece gli Gnut di Arzano, i Das Auge (postrock) e gli Epo di Marco Conte, attualmente in tour con Meg. I Traballera scrivono brani in napoletano, inglese e spagnolo, con una buona originalità. Esplosivo, infine, il new metal dei JoeBlow. HIP HOP - RAP Dopo una lunga stagione sciatta, seguita alle vacche grasse anni 90, l’hip hop napoletano ricomincia a carburare. I Co’Sang, ‘Ntò (meglio noto come Tony Molla) e Luchè, hanno lanciato il cuore oltre l’ostacolo dopo dieci anni di militanza al microfono, diventando sulla ribalta nazionale il "caso" rap dell’anno, Fabri Fibra permettendo. Nei testi non si fa nessuna morale, si impone solo, senza reticenze, il nudo racconto. Vendutissimo l’album d’esordio Chi more pe ‘mmè. Saranno in concerto il 14 dicembre al Duel Beat di Agnano. A corona del duo di Marianella si confermano i 13 Bastardi, prodotti dalla Jet Pilder, forse unici sopravvissuti, con La Famiglia di Polo, Simi e Sha one, alla prima grande stagione dell’hip hop sul Golfo. Tanti anni di militanza anche per l’agguerrito trio Fuossera di Piscinola e i Dal Basso di Torre Annunziata. Promemoria per il progetto Sangue mostro e per la smaliziata mc Alea. REGGAE I sound system reggae, in genere formati da piùmc(al microfono) e una squadra di dj, non configurano una «line up» di musicisti in senso tradizionale. Ma il ruolo di animatori assoluti delle feste dancehall, affollatissime sotto il Vesuvio, li promuove honoris causa come «gruppi», protagonisti di infuocate esibizioni live. Ferri del mestiere sono: una consolle, due giradischi, e i 45 giri, supporto ancora gettonatissimo, quasi un feticcio. La selezione si fa sullo stile reggae (roots, ragga, hardcore) ma anche sui testi delle canzoni e dunque sul messaggio da trasmettere. Storica nell’area metropolitana la formazione dei Torreggae, di Torre del Greco, fondata nel ’98 da mc Ciccio e Alex D. Quotati anche i Bruciatown Fa Mass e la Gaiola Family, che prendono il nome dalla location a Posillipo sede, in passato, di sfrenati party clandestini in notturna. Ma la lista di sound system campani è lunghissima. Tra gli altri, Ass e Mazz, Magica Riddim, Hdm, Erbapipa. Sound è anche la crew Funky Pusherz ma con un orientamento black music. SAMBA Febbre verdeoro. Grazie ai rudimenti di musica brasiliana importati dal maestro brasiliano Borracha in città è esplosa la passione per il samba, dopo un certo declino del trend capoeira: si sono formati megagruppi da 15-20 anche 30 musicisti che a basso e chitarra hanno sostituito surdos, cuica, timbais, campanacci e rullanti. A Napoli, la batucada viene interpretata da «batterie» come i QueBradeira, capitanati dal 25enne Gino Latino o gli afrobrasiliani Maracatudo di Antonino detto Cosaltrinho. A Castellammare suonano i Batacodo. Le orchestrine samba si esibiscono nei festival etnici, nelle varie Notti Bianche, ma anche, spazi permettendo, nei locali del centro storico napoletano (Mouse, Greenwich, Il Mattone) e dell’hinterland (al Jah Bless di Torre del Greco). ELETTRONICA Potenza dei nuovi software: di virtuosi della performance con macchine e computerino portatile («laptop») se ne conta uno nuovo al giorno. Plastic Penguin si diverte con i suoni dell’ortodossia electro anni 80, abbinandoli all’uso del digitale e riuscendo, cosa non semplice, a dare carattere al tutto. Agli Atari piace sperimentare, anche a rischio di sembrare un po’ svampiti. Il loro brano «8 bit love» (con tanto di video porno-vintage) lo dimostra: con un playing omogeneo, che non lascia mai spazio ai cambi dinamici, la componente visiva diventa quasi imprescindibile». Originali le soluzioni sperimentali del giovane Muhe. Attivissimo, infine, il vivaio di artisti dal sound sintetico, glitch, del Mousikelab. Gli ideatori sono Marco Messina, ex 99 Posse, e i vesuviani Retina.it, duo elettro-minimale noto a livello internazionale.

Alessandro Chetta, Stefano Piedimonte
 
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