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 ARTICOLO - Prima pagina (Campania)
  Mamma uccisa per vendetta - 29/10/2006

Delitto ad Arzano, la donna cercava i killer dei suoi due figli

ARZANO - Cinque colpi di pistola, sparati a bruciapelo in un negozio di articoli sportivi di via Volpicelli ad Arzano, in pieno centro. Patrizia Marino, 63 anni, la vittima è morta sul colpo. Un agguato di camorra, hanno sentenziato poliziotti e carabinieri, arrivati sul luogo dell’ennesimo delitto appena una decina di minuti dopo la fuga degli assassini. A entrare nel negozio una sola persona che probabilmente seguiva la donna entrata in quel negozio per degli acquisti. Il killer ha agito con freddezza, ha puntato sulla vittima. Ha estratto la pistola e ha sparato. Tre colpi al volto e due all’addome. Poi è fuggito via. Forse in auto, forse in moto. tanta gente per strada,ma pochi sostengono di aver visto e quei pochi che hanno il coraggio di parlare sostengono di non aver visto bene, di essersi nascosti, di aver pensato prima a mettersi al riparo. Cinque colpi sparati a bruciapelo non lasciano dubbi, dicono gli agenti del commissariato di Frattamaggiore: si tratta di un delitto di camorra. E pian piano viene alla luce quello che c’è dietro a questo delitto: probabilmente si tratta di una vendetta, di una punizione per la donna che aveva fatto troppe domande, che aveva cercato di sapere qualcosa cose della camorra Patrizia Marino, si scopre, era la madre di Domenico e Ciro Girardi, assassinati la sera del 3 giugno scorso da due killer che viaggiavano a bordo di una cinquecento e di una moto di grossa cilindrata. I due figli della donna, 22 e 26 anni, erano stati sorpresi mentre passeggiavano in via Cardarelli, nei pressi della sede locale dell’Asl. I sicari quella sera di sabato (anche loro uccisi tra la folla come poi è avvenuto per la madre) spararono trenta colpi con un fucile mitragliatore, si accanirono contro uno dei due fratelli tanto che fu difficile persino identificarlo. Quella, dissero immediatamente gli investigatori, era una vendetta, i due ragazzi erano «affiliati al clan Di Lauro» e avevano a che fare «con l’omicidio di Biagio Migliaccio, assassinato il 20 novembre del 2004 a Mugnano davanti a un supermercato dove si era fermato per far preparare una colazione per la figlia che doveva andare a scuola. Un omicidio della faida di Scampia, una vendetta trasversale perché Biagio Migliaccio era il nipote di Giacomo, 46 anni, conosciuto come «Femminella» che non si riusciva a trovare e che quindi venne «punito» attraverso il congiunto . Il duplice omicidio aveva sconvolto Patrizia Marino che qualche hanno fa aveva avuto il marito assassinato in un altro agguato di camorra. Dopo l’omicidio dei due figli la donna era rimasta sola con due figlie femmine e dato che da tempo bazzicava negli ambienti della mala (gli investigatori sospettano che avesse a che fare con lo spaccio della droga e con il clan Di Lauro) ha cominciato a chiedere in giro chi aveva ucciso i suoi due figli. Domande inquietanti anche perché un cugino dei due figli assassinati, Domenico Rocco aveva raccontato che i due giovani avevano a che fare con l’omicidio di Biagio Migliaccio e che quindi erano nel mirino.Mala camorra era arrivata prima della giustizia. E la donna aveva cominciato a fare domande, ma in quella sorta di «striscia di Gaza» che circonda la periferia napoletana e che va da Afragola fino al lago Patria fare domande senza «protezione» è molto pericoloso perché anche se si è una madre (o una moglie) senza protezione si viene uccise. Il primo delitto di questo tipo venne commesso a Sant’Antimo agli inizi degli anni ’80. Carla Campi, la moglie di Antimo Puca, un cutoliano fatto uccidere, si dice, proprio da Cutolo fu assassinata sulla porta di casa mentre stava per andare dai carabinieri. Il marito aveva detto proprio ai carabinieri del rifugio diAlbanella degli Alburni del boss. Lo fece perché non avendo modo di avvertirlo che stava per arrivare un commando della nuova famiglia, e quindi gli aveva salvato la vita. Ma si era anche dimostrato anche un infame e fu assassinato. Dopo di lei altre donne assassinate perché cercavano un perché alla morte di un loro congiunto. L’ultima è proprio li la madre rimasta sola con le due figlie femmine e con il cruccio di voler sapere perché uno dei suoi figli era stato massacrato in maniera così orrenda. Ma il clan a cui faceva riferimento non esiste più, sono tutti in carcere e non possono garantire protezione. I «nuovi padroni» di quella zona sono altri, alleati con i nemici dei Di Lauro che dopo aver vinto tante battaglie hanno perso la guerra. L’«Alleanza di Secondigliano » che aveva dominato la zona ha ripreso fiato, con altri personaggi, con altre modalità, con un altro modo. Questa la storia che raccontano gli investigatori cercando di capire perché una donna sia stata uccisa nel negozio in maniera così crudele, ma qualcuno di loro aggiunge che non è proprio certo che si tratti di una vendetta, una punizione perché aveva fatto troppe domande. Se fosse vera l’ipotesi che lei aveva a che fare con lo spaccio di dorga potrebbe anche essere stata punita per questa attività. Potrebbe non aver pagato un fornitura, potrebbe aver invaso una zona, potrebbe aver preso la «roba» da qualche concorrente. Ma tutti questi «potrebbe» non hanno un filo logico e resta in piedi, come ipotesi più logica e solida, quella di una punizione per non aver rispettato il vincolo dell’omertà. Così ora di quella famiglia non restano che le due donne.

Faenza, Scarici, Scolamiero
 
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