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 ARTICOLO - Spettacoli (Puglia)
 
Riccardo Muti domani a Bari riceve la cittadinanza onoraria e rivede il teatro Petruzzelli - 05/06/2006

Bari — Qualche disguido non è bastato a mandare all’aria i programmi di questo lunedì 5 giugno. E così, nonostante le improvvide fughe di notizie che lo volevano impossibilitato a muoversi, Riccardo Muti ce la farà. Sarà proprio lui a chiudere domani sera - all’interno del teatro Petruzzelli - la rassegna «Mezzogiorno di cinema», come originariamente annunciato dagli organizzatori di Telecom Progetto Italia. E il maestro non mancherà neanche l’appuntamento pomeridiano con il sindaco Emiliano, pronto a conferirgli - a nome dell’intero consiglio comunale - la cittadinanza onoraria. Tutto come da programma, dunque. Il maestro molfettese tornerà nella sua Puglia a soli venti giorni di distanza dal concerto tenuto al Piccinni con l’Orchestra giovanile LuigiCherubini. Questa volta, però, non ci saranno quei giovani talenti ad accompagnarlo, né serviranno podio, spartiti e bacchetta. Riccardo Muti torna a Bari da protagonista del dibattito culturale cittadino, scelto non a caso dai curatori della rassegna «Mezzogiorno di cinema» - Oscar Iarussi e Diego Zandel - per concludere il ciclo di dibattiti inaugurato il 20 aprile da Domenico De Masi, Lina Wertmüller e Lino Patruno, a margine del film I Basilischi. Mentre per il 18 giugno è annunciato a Ravenna con la New York Philharmonic, mentre per fine anno è previsto il suo ritorno alla direzione d’opera con il donizettiano Don Pasquale, al quale pare si stia interessando anche il Comune di Bari per la prossima stagione della Fondazione, Muti ha ricavato il tempo necessario per tornare sul luogo di tante battaglie: «Non c'è niente di peggio di un luogo creato per i suoni che resta silenzioso», commentò tornando a Bari nel 2001, a quattro anni dall’ormai pluriricordato concerto della Filarmonica della Scala sul sagrato della Basilica di San Nicola, nel corso del quale aveva stigmatizzato l’inerzia di una città che non riusciva a riprendersi il suo teatro. «Mi sono sentito un Don Chisciotte, dopo aver visto che il mio appello nella Basilica era rimasto inascoltato», aveva poi ribadito il maestro; «adesso torno qui solo per i giovani musicisti che davvero se lo meritano e ne sentono evidentemente un forte bisogno. Loro hanno diritto ad un futuro migliore di questo». Un futuro migliore che il maestro Muti, ne siamo certi, non rinuncia a immaginare, nonostante le tante delusioni collezionate in questi quindici anni di annunci, smentite, dibattiti e polemiche, nel corso dei quali soltanto il foyer del teatro s’è guadagnato - a fatica - il diritto al ripristino degli antichi fasti. «Trovo alquanto singolare che sia stato ripristinato prima il luogo del ristoro: solitamente si parte dal palcoscenico », aveva commentato qualche tempo fa in un’intervista a questo giornale. Fra mattonati grezzi e sedie di fortuna, con alle spalle un palcoscenico che non c’è, domani sera RiccardoMuti non potrà fare a meno di dire la sua. Perché, si sa, il maestro è testardo: mai smettere di bussare - l’espressione evangelica è sua - finché non ti viene aperto.

Rossella Trabace
 
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