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 ARTICOLO - Spettacoli (Campania)
 
Volo, Davoli e la Belli per Eugenio Cappuccio - 03/06/2006

Nuovo film psicologico per il cineasta campano. Il tema ruota attorno allo smarrimento dell’attesa

Dopo le lusinghiere critiche raccolte con «Volevo solo dormirle addosso» uscirà ad ottobre nelle sale cinematografiche «Uno su due», pellicola diretta da Eugenio Cappuccio, prodotta da Rai Cinema e da Giuseppe Baschetto ed interpretata da un cast d’eccezione: Fabio Volo, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Ninetto Davoli ed Agostina Belli. Il film narra la storia di un giovane avvocato di successo (Volo) la cui vita cambia completamente dopo un’accidentale caduta al suolo. Il protagonista deve sottoporsi ad una biopsia e mentre aspetta l’esito dell’accertamento clinico entra in una profonda crisi. L’incontro con un altro ricoverato (Davoli) lo spingerà a guardarsi dentro e a partire per un viaggio dove scoprirà aspetti negati del sé. Un film «anomalo » all’interno del panorama della cinematografia italiana incentrato tutto sull’attesa e sullo smarrimento di un uomo che, giunto ad un bivio della propria vita, è costretto a fare i conti con te stesso. Cappuccio evita il dramma e predilige una scrittura che attraversa la commedia senza però mai scivolare nel banale e nel superficiale, come capita spesso ad alcuni suoi colleghi. «Il tema che affronto è forte ma non vado a giudicare nessuno e racconto realisticamente cosa può accadere ad una persona che scopre d’un tratto che la sua vita può cambiare da un momento all’altro. Fabio è un vincente e si è reso subito disponibile ad interpretare un personaggio dal carattere fragile e controverso. Sul finire delle riprese ho scoperto che mi mancava una scena con un suo primo piano. Mostrando grande professionalità, dopo alcune resistenze, ha compreso le mie ragioni e, con l’aiuto di un istruttore, ha accettato di buttarsi nel vuoto con un parapendio ». Eugenio Cappuccio vive da anni a Roma ma ricorda sempre con orgoglio le origini campane. «Mio padre è nato a Capua ed ho vissuto molti anni tra Aversa e Pineta Mare. Questa sorta di napoletanità che mi porto dentro mi spinge a prediligere il lavoro con gli attori partenopei. Nel mio ultimo film, infatti, c’è un personaggio centrale interpretato da Pino Calabrese. All’inizio lui sembra il classico medico un po’ distante e sbrigativo ma poi, nel corso della narrazione, si scopre che dietro quella maschera fredda ed asettica si nasconde una persona vera, pulsante e dal cuore d’oro. E anche se Napoli c’entra poco in questo film nel cast non potevo non inserire il mio portafortuna; Maurizio Pompella, un attore partenopeo che ha recitato in tutti i miei film».

Ignazio Senatore
 
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